Ecomostri italiani

25 aprile. In Italia, Festa della liberazione. Nel Parco del Circeo, no.

0
25 aprile. In Italia, Festa della liberazione. Nel Parco del Circeo, no.

Nell’autunno dell’anno scorso Legambiente annunciava in pompa magna – seguita da tutte le altre testate nazionali – l’inizio dei lavori di abbattimento dell’ecomostro del Circeo. “Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco” vi ricorda qualcosa?

31 Ottobre 2012. Grassetto. “Giù l’ecomostro del Circeo”. Nel sottotitolo l’urlo di vittoria: “Legambiente festeggia avvio demolizione abusi edilizi a Quarto Caldo. Finalmente parola fine su 35 anni di abusivismo. Ora avanti tutta con gli abbattimenti.” Bene. Belli e bravi. Partono i comunicati stampa trionfanti.
 

Prime demolizioni dell'ecomostro del Circeo

“La demolizione degli abusi nel Parco Nazionale del Circeo è un gran bel segnale di legalità per una terra afflitta da una presenza radicata della criminalità organizzata, dove vengono recapitati proiettili a forze dell’ordine e magistrati.” Lorenzo Parlati. Presidente di Legambiente Lazio.
 
“L’abbattimento dell’ecomostro del Circeo fa ben sperare per i tanti altri mostri di cemento abusivo che rimangono da demolire anche nel Lazio” Valentina Romoli. Rsponsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio, che loda il lavoro fatto dall’osservatorio Ambiente e Legalità.
 
Partiamo dall’antefatto, prendendo un’immaginaria macchina del tempo. 1973, Parco del Circeo, ossia una delle aree naturali più antiche d’Italia, sul litorale tirrenico tra Anzio e Terracina. La società Malora III – “nomen omen” dicevano i latini – inizia a costruire un lotto di oltre tre ettari, che si sarebbe trasformato in appartamenti e villette. Tre anni dopo il comune fermò i lavori per “lottizzazione abusiva”, nell’ambito dell’operazione “Sacco del Circeo”. L’intero blocco fu acquisito, undici anni dopo, dalla Acantos – tramite la Cti srl – che presentò ufficiale richiesta di condono edilizio con l’idea di completare i lavori. Nel 1994 l’istanza fu respinta, nel 1999 fu ordinata la demolizione e lo scontato ricorso al TAR della Acantos venne dichiarato decaduto nel 2010.
 
Mentre le carte bollate giravano da un ufficio all’altro, il Parco del Circeo rimaneva deturpato in maniera vergognosa dallo scheletro di queste mostruosità. O, creando un neologismo, ecomostruosità. Finalmente, a fine ottobre 2012, ruspe, squilli di tromba e il TG nazionale.
 
Sarebbe stato bello che oggi, Festa Nazionale della Liberazione, avessimo potuto postare le foto della zona immacolata. L’idea era quella. La realtà, purtroppo, è ben lontana. Come in una fiction. Li avevamo lasciati – alla fine della prima puntata – con le ruspe fumanti e così li ritroviamo anche alla fine della seconda… i lavori di demolizione si sono interrotti subito dopo l’abbattimento del primo edificio, quello per cui tutti avevano stappato lo champagne. Gli altri nove edifici sono ancora allegramente in piedi.
 
Situazione attuale ecomostro Parco del Circeo

La situazione attuale in una foto amatoriale

Una nota congiunta – datata 12 aprile 2013 – della associazione “I cittadini contro le Mafie e la Corruzione” e di “Pontinia – Ecologia e Territorio” ha mostrato a tutti la realtà dei fatti. “Si parla dei soliti problemi di burocrazia e di mancanza di somme a disposizione che però risulta già a disposizione del Comune (vedere determinazione del Comune di San Felice Circeo registro generale n. 758 del 31/12/2012 pubblicata a marzo 2013) ben superiore sicuramente ai lavori finora effettuati. Infatti anche facendo una semplice proporzione il lavoro svolto non è nemmeno un decimo di quello previsto e contrattualizzato. C’è da chiedersi cosa ne pensano di questa mancata demolizione, di nove dei dieci scheletri, tutti gli Enti e le persone che avevano salutato nella ribalta nazionale come se fosse completa invece si scopre che così non è. Nessuno è più tornato sul posto a controllare? Eppure i 9 scheletri si vedono dalla strada. Semplice errore burocratico grande come una casa, anzi come 9 scheletri di villette? Auspichiamo che chi di competenza voglia presto agire per terminare il lavoro già intrapreso e che vengano impiegate le risorse preventivate per mettere finalmente la parola fine sulla storia dell’ecomostro.”
 
Oggi è un giorno di festa. Avremmo voluto festeggiare la liberazione da un ecomostro che occupa abusivamente il nostro territorio da oltre quarant’anni. Non possiamo farlo. Possiamo, nel silenzio quasi generale – un solo quotidiano nazionale ha diffuso la notizia, immaginate quale… – dare un’ulteriore voce a una associazione che non ha avuto la ribalta nazionale quando ha parlato. Un piccolo gesto, una piccola denuncia. Forse una goccia nel mare.
 
Quegli ecomostri devono sparire. Questo è il nostro augurio. Quando ciò avverrà festeggeremo la nostra personale “Festa della Liberazione”.
 

Hai trovato interessante questo articolo? Condividilo!

Lascia un commento