Progetti di demolizione

Quartu Sant’Elena. Lo stadio Is Arenas destinato alla demolizione!

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Quartu Sant’Elena. Lo stadio Is Arenas destinato alla demolizione!

Una vicenda paradossale si concluderà nella maniera pù drastica possibile. Lo stadio della discordia del Cagliari Calcio è destinato a finire nel dimenticatoio dopo una stagione in cui ha creato numerosi problemi e imbarazzi al mondo del calcio.

Ogni tanto fa bene divagare un po’ e parlare di situazioni in cui le demolizioni sono solo l’atto conclusivo di vicende al limite del paradossale. La situazione dello stadio Is Arenas di Quartu Sant’Elena rientra in pieno in questa casistica.
 
Lo stadio Is Arenas – il nome è preso da un quartiere cittadino – è figlio delle lotte continue tra il presidente del Cagliari Massimo Cellino – noto imprenditore locale con fama di mangia allenatori – e il capoluogo della città sarda. Il vecchio stadio Sant’Elia, che fu costruito per omaggiare le gesta di “rombo di tuono” Gigi Riva e la conquista dello scudetto, è inadeguato e fatiscente. Da anni Cellino tenta di convincere il comune della necessità di un nuovo stadio, ottenendo sempre risposte negative. Stufo di tutto questo ostruzionismo da parte del sindaco Zedda, il vulcanico proprietario ha deciso di stringere un accordo – fino alla fine del campionato 2015 – con il vicino comune di Quartu Sant’Elena per la costruzione di uno stadio “provvisorio” da 16.000 posti.
 

L'area del nuovo stadio Is Arenas

L'area del nuovo stadio Is Arenas

Il progetto di Is Arenas è nato a un passo dal centro cittadino, e subito qualcuno ha storto il naso, visto il tentativo di trasformare quello che solo un anno fa era un campo da squadrette di periferia in uno stadio adeguato per la serie A. Purtroppo qualcosa non è andato per il verso giusto. Is Arenas, che doveva essere pronto a Ottobre, nonostante i lavori a tempo di record non aveva ancora l’agibilità a inizio campionato. La partita con l’Atalanta la squadra locale l’ha giocata a porte chiuse, poi lo stadio è stato aperto agli abbonati – in mezzo la ben triste vicenda della partita con la Roma e dello 0-3 a tavolino – e a fine novembre finalmente il “liberi tutti” per i circa 16000 tifosi. Contemporaneamente alle vicende calcistiche sono iniziate le denunce esterne da parte di associazioni ambientaliste e le lamentele degli autoctoni, infastiditi dai problemi creati alla viabilità cittadina. La situazione si è trascinata per qualche settimana ancora, ma già si capiva che più di qualche “forzatura progettuale” era stata eseguita e stava venendo piano piano a galla.
 
Lo stadio di Is Arenas

Lo stadio di Is Arenas

Un oggetto nato storto, difficilmente diventa dritto. Il giorno di S. Valentino, a seguito di un’indagine della magistratura, finiscono in manette il presidente del Cagliari Calcio Massimo Cellino, il sindaco di Quartu Sant’Elena Marco Contini – con tanto di crisi cardiaca! – e l’assessore allo sport Stefano Lilliu. Le indagini, nell’ambito dell’adeguamento dello stadio, hanno portato ai tre una denuncia per tentato peculato e falso ideologico. Dieci giorni dopo lo stadio verrà dichiarato inagibile dalla commissione di vigilanza e, di fatto, chiuderà i battenti, costringendo la squadra sarda a un lungo peregrinare per disputare gli incontri casalinghi al Nereo Rocco di Trieste.
 
Il Cagliari Calcio a inizio aprile decide di rompere il contratto con il comune con due anni di anticipo. La struttura, che doveva essere un modello di flessibilità, è diventata ora inutile. Il comune non ci sta e concede novanta giorni di tempo alla società sarda per poter demolire i lavori abusivi che sono stati fatti e riportare la zona alla legalità.
 
Tirando le somme della vicenda: due consiglieri comunali, il sindaco e l’assessore allo sport di Quartu Sant’Elena ai domiciliari. Giacomo Manca di Villahermosa – progettista della struttura – sotto inchiesta per i lavori abusivi. E poi lui, il presidente della discordia, quello che da oltre vent’anni guida con passione unica la squadra sarda. Il mangia allenatori, Massimo Cellino, anche lui ai domiciliari. Era iniziata con tante speranze, si concluderà con una bella demolizione. Speriamo che almeno quella sia fatta “a regola d’arte”… altrimenti sappiamo chi dovrebbero chiamare!
 

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