Storia delle demolizioni

La Circla di Bologna. Quando il progresso demolisce seicento anni di storia cittadina.

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La Circla di Bologna. Quando il progresso demolisce seicento anni di storia cittadina.

Torniamo a parlare di “storia delle demolizioni”. Dopo essere passati da Perugia – l’abbattimento della Rocca Paolina – e Genova, con la demolizione di S.Benigno, ora visitiamo la città “dotta” per eccellenza: Bologna e la distruzione della Circla.

Il capoluogo emiliano è una delle città storicamente più visitate d’Italia. La principale attrazione sono le due torri – quella degli Asinelli e quella della Garisenda, citata anche da Dante nella Divina Commedia – site all’incrocio delle vie che portavano alle cinque porte dell’antica cerchia di mura.
 

Mappa delle mura di Bologna

Mappa delle mura di Bologna con evidenziata la "Circla"


 
Le mura edificate nel corso dei secoli sono tre. La prima – detta “Cerchia di Selenite” – è stata scoperta solo negli anni venti. Ancora oggi non si riesce a datare con precisione l’anno di edificazione di queste fortificazioni in selenite, che racchiudevano solo una piccola parte della città, escludendo completamente i quartieri più poveri. Si pensa che la loro origine possa variare dal 400 al 700 d.c.
La seconda cerchia fu edificata attorno all’anno 1000, e quindi viene oggi ribattezzata “Cerchia dei Mille”. 4,5 Km, e diciotto porte – chiamate torresotti – di cui solo quattro sono ancora in piedi.
L’ultima cerchia – detta “la Circla” – fu edificata attorno al 1300. Nata come palizzata in legno – con l’intento di annettere anche i borghi esterni, fu poi rinforzata con la pietra circa un secolo dopo. Di forma poligonale, lunga oltre sette Km, permetteva di accedere all’esterno della città attraverso dodici porte che, tramite ponti levatoi, consentivano di scavalcare il fossato esterno.
 
La demolizione della “Circla” fu un evento che i cittadini di Bologna oggi ricordano come sciagurato. Mura in pietra, costruite per resistere nei secoli, furono abbattute in meno di un lustro. E tutto questo con il favore cittadino dell’epoca.
 
Come si arrivò a una decisione che oggi sembra assurda ma che ai tempi ben poche persone contrastarono? Solo la “Gazzetta degli Artisti” di Venezia provò a dissuadere la giunta municipale dall’abbattimento delle mura. Purtroppo però la maggioranza dei cittadini di Bologna vedeva in quelle preziose mura solo un ostacolo all’espansione cittadina e al contrabbando di merci, dovendo per forza passare da una delle dodici porte “doganali” – chiuse in genere dal tramonto all’alba – per entrare in città.
 
Il famoso Piano Regolatore del 1889 fu il primo tentativo di dare un ordine all’espansione della città, occupando prima gli spazi interni alle mura e poi ampliandosi all’esterno della Circla. In questo piano ne venne deciso anche l’abbattimento, anche se non fu considerata una priorità. In realtà per il cittadino bolognese dei tempi non solo quelle mura non erano utili – come abbiamo già sottolineato – ma addirittura compromettevano il livello igienico sanitario: la loro presenza infatti soffocava la città e impediva di godere di quel “venti benefici” che avrebbero migliorato la salubrità cittadina. Una mera scusa, visto che Bologna, ai tempi, era priva di un sistema fognario efficiente.
 
circla_porta maggiore

Una foto recente di Porta Maggiore


 
In città solo Alfonso Rubbiani – influente restauratore bolognese – tentò un estremo salvataggio per quel patrimonio storico, andato miseramente fallito. La sua insistenza – unita a quella di Giosuè Carducci, permise di evitare l’abbattimento almeno delle porte cittadine, con l’eccezione della porta D’Azeglio e della porta di S.Isaia, giudicata ai tempi poco stabile.
 
I lavori di demolizione iniziarono il 20 gennaio del 1902 e si conclusero nel 1906. Il comune approfittò di questo “delitto storico” – proprio come successe a Perugia – per dare lavoro a quasi cinquecento manovali, rimasti disoccupati e affamati. La pietra demolita venne usata per riempire il fossato esterno alla Circla, dando così il via a una operazione di speculazione edilizia che vide costruire nelle zone della circonvallazione alcune delle case più belle edificate ai primi del 1900, con lauti guadagni per le casse comunali e per i costruttori dell’epoca.
 
Un immagine di quello che resta oggi della "Circla"

Un immagine di quello che resta oggi della "Circla"


 
Di quei sette km di meravigliose mure medievali oggi non ne resta che uno. Il resto è stato demolito e sacrificato all’altare del cosiddetto “progresso”, in un periodo in cui la difesa del patrimonio culturale non era ancora così sentita come oggi.
 

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