Demolizione e sgomberi forzati

Demolizioni in Brasile. Quando le Olimpiadi diventano una scusa per la speculazione.

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Demolizioni in Brasile. Quando le Olimpiadi diventano una scusa per la speculazione.

Una delle più classiche affermazioni riguardo a Giochi Olimpici e ai Mondiali di calcio è che portano benefici a tutta la popolazione. Il Brasile però sembra la classica eccezione che conferma la regola.

A volte le persone debbono fare sacrifici per le cosiddette “cause di forza maggiore”… ossia azioni che dovrebbero portare benefici a tutta la comunità. Peccato che, come saggiamente diceva George Orwell nel suo capolavoro “La fattoria degli animali, ci sono “animali più uguali degli altri.”
 
A Rio de Janeiro sta accadendo proprio questo: i lavori di demolizione per creare le strutture adeguate a due eventi come i Mondiali di calcio del 2014 e i Giochi Olimpici del 2016 si sono trasformati in sgomberi forzati che hanno colpito la parte più povera della popolazione. Solo nella città brasiliana si contano più di 8000 cittadini che hanno perso la loro abitazione e si stima che alla fine delle operazioni saranno circa 30000. In tutto il Brasile i numeri ufficiosi sono ancora più terribili, con quasi 200000 persone sgomberate forzatamente.
 
Uno dei casi più famosi è quello di Elisangela, che ha generato addirittura un documentario intitolato “We are the legacy: the story of Elisangela”, prodotto dall’organizzazione per i diritti umani Witness.
Con la scusa di abitare in una zona “pericolante”, la casa di Elisangela è stata abbattuta. Oggi la figlia vive con la nonna, lei non ha ancora una fissa dimora e “stranamente” la zona delle demolizioni è Pavao-Pavaozinho, ossia una collina che si trova in due dei migliori quartieri di Rio, Ipanema e Copacabana. Come Elisangela, altre trecento persone hanno perso la loro abitazione, nonostante studi di ingegneria indipendenti abbiano dimostrato come risultasse meno dispendioso il puntellare la collina piuttosto che demolire tutto.
 

 
Il rischio geologico è il motivo più semplice per cui queste demolizioni vengono giustificate, puntando sulla ignoranza e sulla disinformazione degli abitanti delle favelas… e quando non è sufficiente si passa alle minacce e all’intervento diretto della polizia. Ai cittadini vengono offerti rimborsi ridicoli – 400 reiss al mese, pari a circa 140 euro – per trovarsi una nuova abitazione e hanno il terrore di trovarsi fuori dalla porta il cartello SMA, ossia Segreteria Municipale di Abitazione, il segnale che quella è una delle abitazioni che verranno demolite. Neusimar è l’unica del suo quartiere che sta ancora lottando, nonostante intorno a lei molti proprietari abbiano accettato il sussidio.
 
Dove andiamo a cercare casa con quel misero sussidio? Nessuno me la affitterebbe a quel prezzo. Non voglio lasciare la mia abitazione per poi trovarmi in mezzo a una strada come molte delle persone che prima vivevano qui.” ha dichiarato alla stampa.
 
Al posto della casa di Neusimar dovrebbe sorgere la funivia “Porto Meraviglia”, un nome allegro per una situazione incresciosa, raccontata con precisione nel video “Favela providençia” realizzato dal gruppo Entre Sem Bater, composto dagli alunni della Escola Popular de Comunicaçao Critica.
 
Le associazioni umanitarie ormai hanno alzato le orecchie su quello che sta accadendo in Brasile, dove eventi mondiali vengono costruiti sulla pelle della povera gente, creando una gigantesca speculazione edilizia di cui beneficeranno in pochi. Gli “animali più uguali degli altri”…
 

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