Storia delle demolizioni

Storia delle demolizioni. Le porte di Brindisi e il coraggio di Papa Pascalinu

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Storia delle demolizioni. Le porte di Brindisi e il coraggio di Papa Pascalinu

L’Italia con le sue bellezze, l’Italia con la sua pigra noncuranza. Dopo la Circla di Bologna analizziamo un altro monumento che ha rischiato di andare perduto. Andiamo a sud.

Brindisi, porto di mare. Città che per anni ha subito i venti delle colonizzazioni e le tempeste distruttive degli avversari. Città dimenticata per secoli che è tornata a nuova vita dopo l’anno mille, quando divenne lo scalo principale per le crociate e i traffici in Oriente.
Risale al XIII secolo la costruzione delle attuali mura cittadine, con l’apertura di Porta Mesagne, seguita nei secoli da Porta Lecce e da Porta Reale. Queste mura, per paura delle invasioni turche, vennero ingrandite e fortificate nel corso dei secoli.
 
Col passare del tempo il rinnovo urbanistico cittadino cambiò faccia alla città. Le mura che davano sul mare – insieme alla preziosa Porta Reale – divennero improvvisamente sacrificabili e, nel piano regolatore del XIX secolo, vennero abbattute per far posto all’imponente capitaneria di porto e ai giardini Vittorio Emanuele. Le altre vennero fagocitate dalla città, travolte e nascoste da costruzioni abusive che ne infangavano la storia.
 

Porta Mesagne in una foto d'epoca

Brindisi. Porta Mesagne in una foto d'epoca


L’incuria e le infiltrazioni di umidità rischiarono di veder sparire anche le altre due porte ancora in piedi. Porta Lecce si salvò grazie all’intelligenza del sindaco di allora – Filomeno Consiglio – che tramutò l’istanza di demolizione in restauro, dopo una protesta cittadina. Porta Mesagne, la più antica – fu terminata ne 1243 – ridotta quasi a un cumulo di macerie dopo i forti temporali del 1925 sembrò spacciata. Il sindaco diede disposizione di demolirla per salvaguardare l’incolumità dei concittadini ma, quando gli operai incaricati dell’opera di recarono a eseguire la demolizione, si trovarono di fronte Papa Pascalinu.
 
Papa Pascalinu – all’anagrafe don Pasquala Camassa – fu un personaggio brindisino molto noto ai tempi. Uomo di cultura, subentrò nel 1890 alla direzione del Museo Civico e organizzò – moderandoli personalmente – incontri tra i principali letterati cittadini, che passarono alla storia come “I giovedì della cultura”, proprio per la loro cadenza settimanale. Scrittore. Innovatore. Creò il “book sharing” quando ancora non si sapeva che fosse, costruendo – nella propria abitazione e a sue spese – una biblioteca di 3000 volumi da condividere, che tutti potevano consultare.
 
Quel famoso 31 ottobre 1925 Papa Pascalinu – ai tempi Presidente della Commissione Provinciale dei monumenti – non avrebbe permesso l’abbattimento della Porta Mesagne. Si mise sotto il monumento e, una volta fermati gli operai, iniziò un’opera di sfiancamento verso le istituzioni con lettere e telegrammi. Tutto questo trambusto fece sospendere i lavori di demolizione e, anche grazie alla mancanza di fondi del Ministero, il sindaco Giannelli non trovò più i soldi per la demolizione.
 
Brindisi. Una foto attuale di Porta Mesagne

Brindisi. Una foto attuale di Porta Mesagne


Se oggi a Brindisi potete attraversare ancora Porta Mesagne, dopo quasi ottocento anni dalla sua edificazione, lo dovete in gran parte a un prete coraggioso, affamato di cultura e voglioso di diffonderla a tutti. Papa Pascalinu.

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