Demolizioni civili

La soluzione spagnola contro le troppe case invendute? Raderle al suolo.

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La soluzione spagnola contro le troppe case invendute? Raderle al suolo.

Il mercato dell’edilizia a volta appare proprio misterioso ai non addetti ai lavori. Oggi cercheremo di spiegare qualcosa di inspiegabile. Leggete l’articolo e capirete meglio.

Anche se in Spagna si vide una timida ripresa – aumento di 0,1 punti del PIL nell’ultimo trimestre – la situazione rimane comunque molto critica da quando, nel lontano 2008, scoppio la burbuja del ladrillo, uno scandalo edilizio che ha sommerso il paese di case invendute.
 
Per rimediare a questo disastro un anno fa è stata fondata la SarebSociedad de Gestiòn de Activos de la Restructuraciòn Bancaria – una bad bank creata per smaltire gli asset tossici spagnoli e dare nuova linfa a un mercato sull’orlo del collasso. La soluzione trovata? Abbattere le case invendute!
 
Se non argomentassi la questione ci sarebbe da chiamare la neuro. I dati del mercato dell’edilizia spagnolo – una delle risorse del paese fino al 2007 – sono paurosi: prezzi crollati del 40%, vendita degli appartamenti ridotta di due terzi e oltre 800.000 case invendute, molte di esse neppure completate. Il problema di fondo è che molte di queste case non saranno mai ultimate perché le aziende hanno finito i soldi per completarle e questo significa che non solo queste abitazioni non diventeranno un ricavo ma, col tempo che passa, avranno anche un costo di mantenimento. Gli analisti sono incerti sulle previsioni future: qualcuno crede che più in basso di così il mercato spagnolo non possa sprofondare mentre altri non vedono ancora il fondo del pozzo.
 

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Molte delle case incomplete finiranno così!

Per semplificare: le case incomplete non generano profitti, non saranno mai ultimate, sono un costo fisso continuo e non fanno altro che abbassare il valore di un mercato già ampiamente in crisi, coinvolgendo anche le case ultimate. Vista sotto quest’ottica la scelta di stanziare 103 milioni di euro per demolirle – un piano lungo 15 anni – non sembra assolutamente peregrina: si dà lavoro alle imprese del settore demolizioni, si riducono le perdite e si recuperano aree da destinare ad altri scopi. Bisogna anche dire che, prima della Spagna, anche Irlanda e in parte gli USA avevano attuato questa scelta, ottenendo un leggero rilancio del settore.
 
Come tutte le scelte radicali, anche la presa di posizione della Sareb non ha mancato di suscitare polemiche. La Platafora de Afectados por la Hipoteca – PAH – ha chiesto la cessione di alcuni alloggi ai comuni, per locarli a canone sociale. In un paese dove l’occupazione abusiva di case è in forte aumento, sarebbe un segnale importante.
 
Per il momento in Italia non ci sono segnali che si possa andare in questa direzione anche se – da un articolo de La Repubblica di fine 2012 – si stimavano quasi 700000 case invendute e, nonostante ciò, si continua a costruirne circa 300000 l’anno. La crisi richiede case popolari o a edilizia convenzionata, ma le imprese non sembrano voler soddisfare questa richiesta. E le nuvole all’orizzonte si infittiscono sempre più.
 

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