Storia delle demolizioni

Demolizione e religione. In Cina abbattono croci e chiese cristiane.

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Demolizione e religione. In Cina abbattono croci e chiese cristiane.

Nel nostro blog capita che ci occupiamo di argomenti di scottante attualità. Questo è uno di essi.

In un periodo dove la religione è ormai uno dei motivi principali – se non il principale – di guerra e animosità è passato quasi sotto silenzio, almeno in Italia, quello che sta accadendo in Cina. La Repubblica – regime? – cinese sta infatti distruggendo centinaia di chiese e perseguitando i cristiani che risiedono nel paese.
 

rimozione croce cina

La campagna contro protestati e cattolici è stata fortemente voluta dal partito comunista cinese allo scopo di frenare il crescente aumento di cristiani in Cina. Secondo un elenco stilato da ChinaAid, sono più di 60 le iniziative – tra rimozione di croci e demolizioni – che il governo ha fatto nel giro di poco più di cinque mesi, visto che l’elenco si ferma al 17 maggio 2014. Il South China Morning Post quantifica il sei volte tanto il numero degli interventi, che arriverebbero a sfiorare i 400.
 

chiesa di Sanjiang

La meravigliosa chiesa di Sanjiang

Questa campagna anti cristiani è sfociata nella demolizione della meravigliosa chiesa di Sanjiang, abbattuta per presunte irregolarità durante la costruzione. Il tempio a Wenzhou – la Gerusalemme d’Oriente – è stato demolito a tempo di record, in soli due giorni, tra il 27 e il 28 aprile 2014. 11000 metri quadri, 3 milioni e mezzo di euro e 6 anni di lavoro andati in fumo.
 

I fedeli cinesi hanno iniziato a pattugliare i luoghi di culto, dicendosi “pronti a morire per la propria fede.” Presso la chiesa di ShuiTou Salvation ci sono fedeli a tutte le ore del giorno e della notte, con l’obiettivo di impedire alla polizia di abbattere anche quella croce. Durante un raid notturno dieci di loro sono finiti in ospedale, con ferite più o meno gravi, ma la polizia è stata respinta e la croce è ancora al suo posto.
 

Questo clima di tensione e odio sta tartassando la provincia di Wengzhou. Anche Mons. Vincenzo Zhu ha fatto sentire la sua voce, sperando che questa insensata campagna si plachi il prima possibile.
 

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