Andrea Botto e l’estetica della distruzione

Andrea Botto e l’estetica della distruzione

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Andrea Botto e l’estetica della distruzione

Andrea Botto è un fotografo professionista e docente di fotografia presso il Master di Alta Formazione sull’immagine Contemporanea della Fondazione Fotografia di Modena , che dal 1998 viaggia in Italia e nel mondo per immortalare i cantieri di demolizione e decommissioning per rappresentare quello che lui definisce “estetica della distruzione”.
 
Di seguito riportiamo un estratto dell’intervista che Andrea Botto ha rilasciato al magazine Recover (ref. n.34/marzo2016) spiegando la sua concezione di fotografia e la ragione per cui ha scelto le demolizioni come suo soggetto principale.
 
Andrea, com’è nata la tua passione per la fotografia e, in particolare, per quella legata alla cantieristica?
Ho iniziato la mia carriera nel 1998 in campo pubblicitario, ma mi sono subito orientato sui progetti di ricerca sul paesaggio e corporate d’autore, in collaborazione con aziende, architetti, geologi ed enti pubblici.
Nel 2003 ebbi l’incarico di fotografare l’abbattimento notturno di un cavalcavia sull’autostrada A1, tra Reggio Emilia e Modena, e subito mi resi conto di come potessi interpretare liberamente il cantiere: lo pensai come un grande spazio teatrale in cui gli attori, protagonisti e comparse, insieme a enormi macchine erano illuminati dai riflettori e osservati da una piccola folla di curiosi.
Il mio lavoro non aveva un taglio documentaristico, era più un progetto d’autore, e quando mostrai le immagini al direttore dei lavori mi propose di diventare il loro fotografo ufficiale.
 
Da allora sono stato osservatore di grandi demolizioni come l’ex ILVA di Cornigliano, lo Stadio delle Alpi di Torino, il Casinò di Campione d’Italia e la Stoppani di Cogoleto continuando ad applicare il mio modo di vedere e contribuendo a costruire una nuova immagine aziendale.
 

Perchè hai deciso di specializzarti nel settore delle demolizioni?
La demolizione è qualcosa che appartiene a ognuno di noi, fin dall’infanzia: ogni bambino ama distruggere ciò che ha costruito. Tuttavia è qualcosa che secondo me rappresenta il mondo contemporaneo e il momento di profonda trasformazione che stiamo vivendo: demolire può apparire un’azione violenta, ma è assolutamente necessaria per ricostruire, creando qualcosa di nuovo e migliore.
 
In oltre 10 anni ho maturato una grande esperienza nel settore e ho anche avuto la grande opportunità di creare un interessante archivio sulla memoria di alcuni luoghi simbolo della storia sociale e produttiva italiana.
Molte delle mie immagini sono entrate nei circuiti ufficiali dell’arte e sono state esposte in gallerie e musei: nel 2005 sono stato premiato allo European Prize for Architectural Photography in Germania per il ciclo di immagini “Tutto in una notte”.
 
Il mio lavoro d’artista ha fatto in modo che le demolizioni uscissero dal loro usuale ambito di diffusione e arrivassero a un pubblico diverso e ampio. Nel tempo ho imparato che il lavoro di demolizione richiede la stessa perizia e precisione di quello di costruzione.

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