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Cassa depositi e prestiti, funziona davvero?

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Cassa depositi e prestiti, funziona davvero?

In un articolo di Massimo Frontera, pubblicato qualche mese fa sul Sole 24 ore, si sottolineava il fatto che i Comuni non stanno sostanzialmente spendendo i fondi per le demolizioni che lo Stato ha previsto.
 
Nel 2017 l’ammontare di questi fondi era di circa sessanta milioni di euro, cinquanta gestiti da Cassa Depositi e Prestiti e dieci stanziati dal Ministero dell’Ambiente.
Il primo e più cospicuo tesoretto dovrebbe aiutare i Comuni ad abbattere gli edifici abusivi; purtroppo – secondo il rendiconto della Corte dei Conti del 31 dicembre 2016 – su quel conto restano ancora oltre quarantasette milioni di euro. Il processo per l’assegnazione di questi fondi è piuttosto complesso ma anche “anti furbetto”.
 
Il percorso inizia con il Comune che deve richiedere “l’anticipazione”, ossia i soldi che servono alla demolizione. Questa anticipazione verrà effettuata solo a lavoro concluso e dopo aver presentato una regolare fattura. A questo punto la Cassa provvederà a saldare il conto offrendo al Comune un anticipo e poi toccherà agli amministratori cittadini farsi rimborsare il costo del lavoro dai proprietari degli immobili abusivi. Essendo la cassa un sistema “rotatorio”, il Comune che ha prelevato i soldi deve rimetterli entro cinque anni. Se non riuscirà a farseli dare dal proprietario, dovrà metterli di tasca propria.
 
Sostanzialmente, il rischio è tutto sulle spalle dei Comuni, e non solo a livello finanziario. Demolire edifici e strutture abusive difficilmente porta consenso agli amministratori, che preferiscono delegare a quelli che arriveranno dopo, in un ciclo tristemente fallimentare.
 

Proprio qualche settimana fa il procuratore generale di Napoli Luigi Riello ha tuonato contro l’inoperosità dei Comuni, minacciando addirittura denunce
 
“ Non credo si possa più parlare di abusivismo di necessità in Campania dove sono presenti 64,3 abitazioni abusive ogni 100 abitazioni legali. I sindaci avrebbero un ruolo trainante e non lo svolgono. Vorremmo che i Comuni chiedessero i fondi a Cassa depositi e prestiti e su questo prenderemo in considerazione di denunciare alla Corte dei Conti. Capiamo che sia difficile un’opera di demolizione radicale, ma bisogna pur iniziare con una politica del territorio rigorosa, altrimenti ce ne ricorderemo solo quando avvengono tragedie preannunciate.”

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